MODIFICHE AL FORMATO ED AL COLORE DEL CERTIFICATO INTERNAZIONALE DI ASSICURAZIONE (COSIDDETTA “CARTA VERDE”)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Assemblea Generale del Consiglio dei Bureaux riunitasi il 14 giugno 2019 ha approvato una Raccomandazione in relazione alla possibilità concessa dal Gruppo di lavoro sui Trasporti stradali del Comitato trasporti terrestri della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite riunitosi a Ginevra dal 16 al 18 ottobre 2018.

La concessione riguarda la possibilità che, a partire dal 1/7/2020, ogni Ufficio nazionale (Bureau) dei Paesi aderenti al Sistema della carta verde autorizzi il rilascio dei certificati internazionali di assicurazione (cosiddette “carte verdi”) in bianco e nero, rinunciando quindi alla storica necessità che queste siano riprodotte su carta di colore verde.

Altra opzione concessa riguarda il retro del certificato: il modello attuale riporta sul retro l’elenco degli Uffici nazionali dei Paesi aderenti al sistema. L’opzione concessa è che il retro venga rimosso inserendo nella casella 8 del frontespizio un rimando al sito del Consiglio dei Bureaux (www.cobx.org) per la consultazione dell’elenco degli uffici nazionali ed i relativi contatti.

Si tratta evidentemente, dopo esattamente 70 anni di operatività, di un cambiamento epocale dettato dalla necessità di allinearsi alle moderne tecnologie e prepararsi ad ulteriori sviluppi che potrebbero portare alla dematerializzazione completa del documento.

Allo stato attuale, il certificato internazionale di assicurazione potrà quindi essere trasmesso ad ogni assicurato per posta elettronica ed il formato in bianco e nero, eventualmente solo fronte, faciliterà la stampa autonoma da parte dell’assicurato. Il documento dovrà in ogni caso essere presentato in formato cartaceo.

Anche l’Italia si orienta in tal senso andando incontro ad una richiesta del mercato assicurativo.

I Paesi che non intendono adottare le opzioni di cui sopra continueranno ad emettere i certificati su carta di colore verde. Il Consiglio dei Bureaux raccoglierà in un elenco pubblicato sul proprio sito, i Paesi che intendono utilizzare esclusivamente un formato piuttosto che l’altro, oltre a quelli che intendono consentire alle Imprese la libera scelta.

Nei controlli, che ricordiamo non devono avere natura sistematica o discriminatoria, e nei rilievi dei sinistri derivanti dalla circolazione di veicoli esteri, in particolare di veicoli non appartenenti allo Spazio economico europeo, Svizzera, Serbia e Andorra, dal 1/7/2020 andrà quindi accettata la riproduzione in bianco e nero, con o senza retro, dei certificati di assicurazione presentati. È di estrema importanza che, con le modalità che saranno ritenute opportune, venga data adeguata informazione a tutto il personale che svolge controlli.

In sostanza, ai fini della verifica dell’esistenza della copertura obbligatoria per la r.c. automobilistica, il certificato internazionale di assicurazione è richiesto per i soli veicoli immatricolati in uno dei seguenti Paesi: Albania (AL), Azerbaigian (AZ), Bosnia e Erzegovina (BIH), Bielorussia (BY), Israele (IL), Iran (IR), Marocco (MA), Moldavia (MD), Nord Macedonia (MK), Montenegro (MNE), Russia (RUS), Tunisia (TN), Turchia (TR) e Ucraina (UA).

Il certificato non è richiesto e pertanto la presente comunicazione risulta ininfluente, per i veicoli immatricolati in Paesi appartenenti allo Spazio economico europeo oltre Svizzera, Serbia e Andorra.

L’eventuale verifica che il Paese interessato abbia o meno abbandonato il modello tradizionale potrà essere fatta contattando il nostro Ufficio o consultando direttamente il sito del Consiglio dei Bureaux www.cobx.org (la sezionale di interesse non è disponibile al momento della redazione della presente).

Rimaniamo come sempre a disposizione per qualunque chiarimento o necessità o ancora per confronti e collaborazione sulla questione in oggetto e per tutte quelle inerenti la circolazione dei veicoli esteri.

Tanto si comunica per dovere d’ufficio.

UFFICIO CENTRALE ITALIANO

IL PRESIDENTE

dott. Stefano Scavo

 

ASSICURAZIONI, ECCO COSA CAMBIA CON IL DECRETO CURA ITALIA

Il D.L. 18/2020 convertito in legge n. 27/2020, “Cura Italia”, ha integrato alcune novità che riguardano le assicurazioni per la responsabilità civile.

In via preliminare bisogna evidenziare che il lockdown ha certamente favorito le Compagnie che hanno potuto beneficiare di un tasso di sinistrosità forzatamente basso dato il ridottissimo traffico veicolare. Due norme contenute nel cosiddetto Cura Italia hanno provveduto a bilanciare questo vantaggio per le compagnie consentendo ai motociclisti e automobilisti, costretti a lasciare i propri mezzi nei box, di limitare in qualche modo i danni di un fermo prolungato.

Il primo provvedimento permette la proroga di ulteriori 15 giorni del termine entro il quale l’assicurazione è tenuta a mantenere attiva la garanzia del contratto RCA. Si passa da un periodo di tolleranza di quindici giorni ad un periodo di trenta giorni dalla scadenza del contratto assicurativo, durante i quali si è pienamente coperti. Tale disposizione è valevole fino al 31 luglio 2020. Bisogna però ricordare che è soltanto la polizza di RCA a beneficiare di questo allungamento dei termini: per tutte le altre polizze, come incendio/furto o infortuni, eventualmente presenti come accessorie nel contratto, la proroga non opera.

Nel comma 2 bis dell’art. 125, viene statuito che è possibile per il contraente sospendere senza oneri la polizza RCA per un periodo a richiesta dell’assicurato (anche un solo giorno) ma comunque non oltre il 31 luglio 2020. Tale sospensione è esercitabile anche se non prevista dal contratto di assicurazione ed opera dal giorno in cui l’impresa di assicurazione riceve la richiesta da parte dell’assicurato; la durata del contratto è prorogata di un numero di giorni pari a quelli di sospensione. L’articolo 2 bis inoltre chiarisce che “le società assicuratrici non possono applicare penali o oneri di qualsiasi tipo in danno dell’assicurato richiedente la sospensione e la durata dei contratti è prorogata di un numero di giorni pari a quelli di sospensione senza oneri per l’assicurato. La sospensione del contratto conseguita in applicazione del presente comma è aggiuntiva e non sostitutiva di analoghe facoltà contrattualmente previste in favore dell’assicurato, che restano pertanto esercitabili”.

La stessa norma ribadisce che il mezzo la cui assicurazione è sospesa non può né circolare né stazionare in luogo pubblico, quindi la moto o l’auto con la polizza RCA sospesa devono necessariamente essere rimosse da strade e marciapiedi per trovare ricovero in parcheggi privati.

Il Decreto ha, infine, prorogato di ulteriore sessanta giorni i termini entro i quali l’assicurazione può proporre al danneggiato l’offerta per il risarcimento o comunica i motivi per cui non intende procedere alla stessa, sia in caso di danni materiali che di lesioni personali, anche fatali.

 

Fase 2: Inail-Iss, Ecco Come Staremo In Spiaggia E Come Ceneremo Al Ristorante. Imprese: Linee Guida Insostenibili

Distanza lettini sulla battigia due metri, negli stabilimenti con prenotazione, 4 metri a cliente in ristoranti, no a buffet

Protocolli “insostenibili”, che ridurrebbero di un terzo i posti al ristorante e ancora di più negli stabilimenti balneari, provocando “gravi danni” a tutto il settore. E’ questo, secondo quanto si apprende, il messaggio che stanno dando le associazioni delle imprese al governo, nel corso dell’incontro con il ministro Stefano Patuanelli. Se si volesse davvero riaprire seguendo le indicazioni Inail-Iss, è il messaggio, sarebbe indispensabile sostenere economicamente le imprese nella ripartenza.

Inail e Iss hanno pubblicato due documenti tecnici, uno sulla balneazione, l’altro sulla ristorazione. Nel primo caso si tratta di un’analisi di rischio e presenta le misure di contenimento del contagio nelle attività ricreative di balneazione e in spiaggia. L’altro è un’ipotesi di rimodulazione delle misure nel settore della ristorazione.

ECCO NEL DETTAGLIO:

Piscine chiuse negli stabilimenti – Sarà vietato l’uso delle piscine negli stabilimenti. “Per garantire il corretto distanziamento sociale in spiaggia, si legge, la distanza minima consigliata tra le file degli ombrelloni è pari a cinque metri e quella tra gli ombrelloni della stessa fila a quattro metri e mezzo. È da evitare, inoltre, la pratica di attività ludico-sportive che possono dar luogo ad assembramenti e giochi di gruppo e, per lo stesso motivo, deve essere inibito l’utilizzo di piscine eventualmente presenti all’interno dello stabilimento”.

Negli stabilimenti con prenotazione – Stabilimenti aperti con entrata su prenotazione , ombrelloni distanziati di almeno cinque metri, piscine chiuse e igienizzazione dei lettini se si danno a un nuovo utente. “Per consentire un accesso contingentato agli stabilimenti balneari e alle spiagge attrezzate si legge in una nota dell’Inail – viene suggerita la prenotazione obbligatoria, anche per fasce orarie. Si raccomanda, inoltre, di favorire l’utilizzo di sistemi di pagamento veloci con carte contactless o attraverso portali/app web. Vanno inoltre differenziati, ove possibile, i percorsi di entrata e uscita, prevedendo una segnaletica chiara. Per garantire il corretto distanziamento sociale in spiaggia – prosegue – la distanza minima consigliata tra le file degli ombrelloni è pari a cinque metri e quella tra gli ombrelloni della stessa fila a quattro metri e mezzo. È opportuno anche privilegiare l’assegnazione dello stesso ombrellone ai medesimi occupanti che soggiornano per più giorni. In ogni caso è necessaria l’igienizzazione delle superfici prima dell’assegnazione della stessa attrezzatura a un altro utente, anche nel corso della stessa giornata. È da evitare, inoltre, la pratica di attività ludico-sportive che possono dar luogo ad assembramenti e giochi di gruppo e, per lo stesso motivo, deve essere inibito l’utilizzo di piscine eventualmente presenti all’interno dello stabilimento”.

Distanza lettini sulla battigia due metri – Per lettini e sdraie non posizionati sotto l’ombrellone dovrà essere garantita la distanza di almeno due metri. La distanza minima tra le file degli ombrelloni sarà pari a cinque metri mentre sarà di 4,5 metri sulla stessa fila. Sdraio e lettini dovranno essere distanti di almeno due metri e le distanze potranno “essere derogate per i soli membri del medesimo nucleo familiare o co-abitante”. Per le cabine, va vietato l’uso promiscuo ad eccezione dei membri del medesimo nucleo familiare o per soggetti che condividano la medesima unità abitativa. E’ da vietare – si legge nel documento – l’attività ludico sportiva, i giochi di gruppo, le feste e gli eventi. Saranno chiuse le piscine e per la fruizione di servizi igienici e docce andrà rispettato il distanziamento sociale di almeno 2 metri, a meno che non siano previste barriere separatorie fra le postazioni.

Prenotazione mare anche per fasce orarie – Per favorire un accesso contingentato negli stabilimenti “la prenotazione, anche per fasce orarie, preferibilmente obbligatoria, può essere uno strumento organizzativo utile anche al fine della sostenibilità e della prevenzione di assembramenti, favorendo altresì un’agevole registrazione degli utenti, anche allo scopo di rintracciare retrospettivamente eventuali contatti a seguito di contagi”.

Bambini in spiaggia con distanziamento sociale – “Deve essere garantita vigilanza sulle norme di distanziamento sociale dei bambini in tutte le circostanze”- Lo si legge nel documento Inail-Iss sulla balneazione e gli stabilimenti balneari nella fase due dell’emergenza da Covid 19. Nel documento si ricorda anche che bisogna nel complesso ” evitare promiscuità nell’uso di qualsiasi attrezzatura da spiaggia, possibilmente procedendo all’identificazione univoca di ogni attrezzatura”.

Su spiagge libere decisioni locali – Tenendo conto delle specifiche caratteristiche delle spiagge libere “dovranno essere localmente definite puntualmente le modalità di accesso e di fruizione, individuando quelle più idonee ed efficaci”. Dovranno essere affissi nei punti di accesso alle spiagge libere – si legge – cartelli in diverse lingue contenenti indicazioni chiare sui comportamenti da tenere, in particolare il distanziamento sociale di almeno un metro ed il divieto di assembramento. Va mappato e tracciato il perimetro di ogni allestimento (ombrellone/sdraio/sedia), – ad esempio con posizionamento di nastri – che sarà codificato rispettando le regole previste per gli stabilimenti balneari, per permettere agli utenti un corretto posizionamento delle attrezzature proprie nel rispetto del distanziamento ed al fine di evitare l’aggregazione. Tale previsione permetterà di individuare il massimo di capienza della spiaggia anche definendo turnazioni orarie e di prenotare gli spazi codificati, anche attraverso utilizzo di app/piattaforme on line. Tale modalità favorirà anche il contact tracking nell’eventualità di un caso di contagio. Dovranno poi” essere valutate disposizioni volte a limitare lo stazionamento dei bagnanti sulla battigia per evitare assembramenti”. Devono essere assicurate opportune misure di pulizia della spiaggia e di igienizzazione delle attrezzature comuni, come ad esempio i servizi igienici, se presenti. È opportuno, ove possibile, conclude il documento, affidare la gestione di tali spiagge ad enti/soggetti che possono utilizzare personale adeguatamente formato, valutando altresì la possibilità di coinvolgimento di associazioni di volontariato, soggetti del terzo settore, etc., anche al fine di informare gli utenti sui comportamenti da seguire”.

4 metri a cliente in ristoranti, no a buffet – Lo spazio per ogni cliente nei ristoranti deve più che triplicare passando da 1,2 metri a quattro mentre dovrà essere eliminato il servizio a buffet. Nel documento di Inail e Iss sulla ristorazione si sottolinea anche l’importanza dell’introduzione della prenotazione obbligatoria. ” Il layout dei locali di ristorazione – si legge – andrebbe rivisto garantendo il distanziamento fra i tavoli – anche in considerazione dello spazio di movimento del personale – non inferiore a 2 metri e garantendo comunque tra i clienti durante il pasto (che necessariamente avviene senza mascherina), una distanza in grado di evitare la trasmissione di droplets e per contatto tra persone, anche inclusa la trasmissione indiretta tramite stoviglie, posaterie. Va definito un limite massimo di capienza predeterminato, prevedendo uno spazio che di norma dovrebbe essere non inferiore a 4 metri quadrati per ciascun cliente, fatto salvo la possibilità di adozioni di misure organizzative come, ad esempio, le barriere divisorie. La turnazione nel servizio in maniera innovativa e con prenotazione preferibilmente obbligatoria può essere uno strumento organizzativo utile anche al fine della sostenibilità e della prevenzione di assembramenti di persone in attesa fuori dal locale”. Vanno eliminati – si legge ancora – modalità di servizio a buffet o similari.

 

RECESSO: NECESSARIO OSSERVARE LA FORMA CONTRATTUALMENTE PREVISTA

Secondo la Cassazione (ordinanza n. 18414/2019) il patto sulla forma vale anche per il recesso, quale atto unilaterale che pone fine agli effetti del contratto

Di Irene Marconi

Professionista – Avvocato

La presunzione inerente la forma prevista all’art. 1352 c.c. è applicabile anche all’atto di recesso quale conseguenza di diritto della clausola contrattualmente stipulata dalle parti.

Questo è quanto statuito dalla Suprema Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 18414 in commento, depositata il 9 luglio 2019 (scarica il testo in calce).

Sommario

  1. Il caso
  2. Contratto e forma convenzionale

Recesso e presunzione ex art. 1352 c.c.

INCIDENTI INFORMATICI: IL MODELLO PER SEGNALARLI AL GARANTE

Il provvedimento del Garante privacy del 30 luglio rende noto il nuovo modello da utilizzare per segnalare i data breach

di Annamaria Villafrate – Con il provvedimento del 30 luglio (sotto allegato) con cui il Garante privacy rende noto il nuovo modello (sotto allegato) da utilizzare per segnalare i data breach, ovvero i casi di violazione dei dati personali, si aggiunge un altro tassello all’attuazione del Gdpr. Vediamo cosa prevede il provvedimento, come è composto il modello e come fare per inviarlo al Garante.

  1. Data breach: il provvedimento del Garante
  2. Il modello per le segnalazioni

Come inviare il modello

CONTRATTO DI ASSICURAZIONE: PER PROVARLO RILEVA SOLO DOCUMENTO SOTTOSCRITTO DALL’ASSICURATORE

Per provare un contratto di assicurazione non basta la produzione di e-mail, rilevando solo la polizza o altro documento sottoscritto dall’assicuratore

Il contratto di assicurazione può essere concluso anche in forma orale ma, a norma dell’art. 1888 c.c., lo stesso, in caso di contestazione proveniente da una delle parti, deve essere necessariamente provato per iscritto mediante la produzione della polizza o di altro documento sottoscritto dall’assicuratore.

La polizza, in particolare, integra un’idonea prova del contratto anche quando risulti sottoscritta dal solo assicuratore in quanto documenta in modo diretto l’accettazione di quest’ultimo ed in modo indiretto la proposta ricevuta.

L’esigenza di provare per iscritto la stipula del contratto assicurativo non può, invece, ritenersi soddisfatta dalla produzione delle tradizionali e-mail, in quanto esse, risultando prive di firma elettronica certificata, non hanno l’efficacia probatoria propria delle scritture private e non possono documentare in via diretta la stipula del contratto risultando liberamente valutabili dal giudice.

Tribunale di Napoli sez. XI, sentenza del 20/05/2019 n. 5145

CODICE DELLA STRADA: LE NOVITÀ IN ARRIVO

della commissione trasporti della Camera.

 

di Gabriella Lax – Dall’inasprimento delle sanzioni per chi usa il telefono in macchina, ai parcheggi rosa tante le novità al codice della strada nei due disegni di legge presentati da Lega e M5S, all’esame della commissione trasporti della Camera.

Codice della strada: le novità dei ddl

I pentastellati spingono per l’introduzione dei “parcheggi rosa” riservati alle donne in gravidanza. Giro di vite sulle sanzioni per chi guida sotto l’effetto di stupefacenti e per chi è al volante con la sigaretta. E un punto in comune: l’inasprimento delle sanzioni per chi usa il telefonino alla guida. Su altri punti manca la convergenza che dovrà essere necessariamente trovata in Commissione.

Codice della strada, le novità proposte dai Pentastellati

Il disegno di legge che vede come primo firmatario Emanuele Scagliusi, prevede tra l’altro parcheggi “rosa” per le donne in gravidanza o con figli di età non superiore ad un anno di vita e parcheggi gratis nelle strisce blu per i veicoli al servizio di persone invalide. Divieto assoluto di carrozze trainate da cavalli, con la possibilità di lasciare ai comuni di «regolamentare il servizio di piazza su slitte».

Norme contro il fenomeno della guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope e il divieto di fumo alla guida «per evitare distrazioni da parte del guidatore». Ai comuni invece il compito di rendicontare e riportare «i dati relativi alle sanzioni comminate durante l’anno», pena l’impossibilità di partecipare «ai bandi per l’attuazione del Piano nazionale della sicurezza stradale».

Nelle zone a traffico limitato (con un limite di velocità uguale o inferiore a 30km/h) sarà possibile la circolazione delle biciclette «anche in senso opposto a quello di marcia». Altre, invece, vanno in una direzione diversa.

Codice della strada, le novità proposte dalla Lega

Tra le proposte formulate dalla Lega: niente più tasse (dall’inizio dell’anno prossimo) per le auto e le moto storiche (dal 2019 è prevista una apposita copertura finanziaria quantificata in 80 milioni di euro annui) e revisione per i veicoli ultraventennali ogni due anni non più ogni quattro. Aumento delle sanzioni (da 422 euro a 1.697 e non più da 161 a 647) per chi usa il telefonino alla guida; aumento delle multe per chi sosta con la propria auto negli spazi riservati alle persone invalide (da 161 a 647 euro); limite massimo di velocità elevato a 150 km/h nelle autostrade a tre corsie; ingresso tra i veicoli storici anche delle macchine agricole (la cui data di costruzione sia precedente di almeno 40 anni a quella di richiesta di riconoscimento nella categoria in questione).

L’articolata proposta della Lega stabilisce lo stop alla possibilità degli ausiliari del traffico di fare multe, disciplina la normativa relativa ai veicoli immatricolati negli Stati esteri. Infine fuori dei centri abitati l’obbligo di usare le luci di posizione durante il giorno varrà solo per i veicoli a due ruote ma non, come riporta il testo, «per tutti gli altri veicoli, nei quali l’accensione dei proiettori anabbaglianti, comportando un indubbio aumento dell’energia necessaria richiesta al mezzo, determina un maggiore consumo di carburante, nonché un incremento del livello di emissioni inquinanti».

CONCETTO DI CIRCOLAZIONE STRADALE E OPERATIVITÀ DELLA GARANZIA RC AUTO

Nell’ampio concetto di circolazione stradale indicato nell’art. 2054 c.c. è compresa anche la posizione di arresto del veicolo, sia in relazione all’ingombro da esso determinato sugli spazi addetti alla circolazione, sia in relazione alle operazioni eseguite in funzione della partenza o connesse alla fermata, sia ancora con riguardo a tutte le operazioni cui il veicolo è destinato a compiere e per il quale esso può circolare nelle strade.

Ne consegue che per l’operatività della garanzia per la RC auto è necessario il mantenimento da parte del veicolo, nel suo trovarsi sulla strada di uso pubblico o sull’area a essa parificata, delle caratteristiche che lo rendono tale sotto il profilo concettuale e, quindi, in relazione alle sue funzionalità, sia sotto il profilo logico che sotto quello di eventuali previsioni normative, risultando, invece, indifferente l’uso che in concreto si faccia del veicolo, sempreché esso rientri in quello che secondo le sue caratteristiche il veicolo stesso può avere.

Cassazione civile sez. III, 07/06/2018 n. 14745

OBBLIGHI ANTIRICICLAGGIO PER IMPRESE E INTERMEDIARI

L’IVASS – con lettera al mercato del 28 marzo – fornisce indicazioni sulle modalità con le quali adempiere agli obblighi antiriciclaggio previsti dal decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, come modificato dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90 di recepimento della direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo.

Le indicazioni riguardano – in vista dell’imminente scadenza del periodo transitorio previsto dalla legge nel 31 marzo 2018 – il periodo successivo a tale data fino all’entrata in vigore della nuova normativa di attuazione dell’IVASS e sono applicabili dal giorno successivo alla pubblicazione della presente lettera.

Le indicazioni si indirizzano ai soggetti obbligati individuati dalla legge all’art. 3, comma 2, lettere n), o), t) e u) che operano in uno o più dei rami di attività elencati all’articolo 2, comma 1 del Codice delle Assicurazioni:

– le imprese di assicurazione aventi sede legale in Italia e le succursali insediate di imprese assicurative, aventi sede legale e amministrazione centrale in un altro Stato membro o in uno Stato terzo;

– le imprese di assicurazione aventi sede legale e amministrazione centrale in un altro Stato membro, stabilite senza succursale sul territorio della Repubblica italiana;

– gli intermediari assicurativi (persone fisiche e soggetti diversi da queste) di cui all’articolo 109, comma 2, lettere a), b) e d) e 116 del Codice delle Assicurazioni (indipendentemente dal regime – di stabilimento o di libera prestazione di servizi – con cui concretamente svolgono l’attività sul territorio della Repubblica Italiana).

Norme applicabili
Il decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90, in vigore dal 4 luglio 2017, ha interamente riscritto il d.lgs. 21 novembre 2007, n. 231 e ha apportato rilevanti modifiche alla normativa previgente in materia di antiriciclaggio con riferimento, in particolare, agli obblighi di adeguata verifica della clientela e di conservazione dei dati.

Esso ha confermato il potere delle Autorità di Vigilanza di emanare disposizioni di attuazione delle norme di legge. Secondo l’articolo 9, comma 1, della legge “le disposizioni emanate dalle autorità di vigilanza di settore, ai sensi di norme abrogate o sostituite […] continuano a trovare applicazione fino al 31 marzo 2018”.

La disciplina transitoria non specifica tuttavia come risolvere eventuali contrasti tra le disposizioni attuative che continuano ad applicarsi e le nuove norme di legge entrate in vigore; ne possono discendere dubbi interpretativi per i soggetti obbligati. Tenuto conto che la legge assegna all’IVASS, oltre al potere di adottare una nuova normativa di attuazione, anche compiti di controllo sui soggetti obbligati per verificare il rispetto di alcuni profili della disciplina antiriciclaggio, di seguito si indicano i criteri ai quali l’Istituto si atterrà nello svolgimento di tali compiti.

A. Con riferimento al rapporto tra la normativa attuativa emanata in base alle vecchie previsioni di legge e le nuove norme introdotte dal decreto legislativo n. 90 del 2017, in caso di contrasto queste ultime prevalgono sulle prime. Pertanto, i soggetti obbligati dovranno attenersi, fino alla data di entrata in vigore delle nuove norme di attuazione, alle previsioni contenute nei regolamenti dell’IVASS emanati in base alle vecchie previsioni di legge, solo nella misura in cui esse siano compatibili con la nuova disciplina di legge.

B. In base a tale criterio, i regolamenti dell’IVASS devono considerarsi applicabili nei limiti e secondo le modalità di seguito illustrate.
– Regolamento n. 41 del 15 maggio 2012 concernente disposizioni attuative in materia di organizzazione, procedure e controlli interni volti a prevenire l’utilizzo delle imprese di assicurazione e degli intermediari assicurativi a fini di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, ai sensi del previgente art. 7, comma 2, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231; Il provvedimento è in linea generale compatibile con il nuovo quadro normativo primario e continua pertanto ad essere applicabile.
– Regolamento IVASS n. 5 del 21 luglio 2014 concernente disposizioni attuative circa le modalità di adempimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela e di registrazione da parte delle imprese di assicurazione e degli intermediari assicurativi, ai sensi del previgente articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231. Gli articoli da 17 a 30 del nuovo d. lgs. n. 231 del 2007 disciplinano in maniera significativamente diversa rispetto al passato:
i) le modalità di adempimento degli obblighi di adeguata verifica (articolo 19);
ii) i criteri per la determinazione del titolare effettivo di clienti diversi dalle persone fisiche (articolo 20);
iii) le misure semplificate e, per taluni aspetti, quelle rafforzate di adeguata verifica della clientela (articoli 23, 24 e 25);
iv) le regole in materia di esecuzione da parte di terzi dell’adeguata verifica (articoli 26, 27, 28, 29 e 30).

C. In base allo stesso criterio, il Provvedimento della Banca d’Italia del 3 aprile 2013 recante “disposizioni attuative per la tenuta dell’Archivio Unico Informatico e per le modalità semplificate di registrazione di cui al [previgente] articolo 37, commi 7 e 8, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231” non è più in vigore per effetto dell’abrogazione delle disposizioni di legge che imponevano l’obbligo di registrare i dati nell’Archivio Unico Informatico. Tuttavia la legge prevede obblighi di conservazione dei dati per l’assolvimento degli adempimenti antiriciclaggio (cfr. artt. 31 e 32 del nuovo d. lgs. n. 231 del 2007) e attribuisce alla Banca d’Italia il potere di emanare norme di attuazione che possono anche consentire l’utilizzo di “archivi informatizzati […] già istituiti presso i soggetti […] vigilati”.

In attesa di tale intervento, quindi, l’utilizzo, su base volontaria, dell’Archivio Unico Informatico costituisce modalità idonea ad assolvere a questi obblighi. Le nuove disposizioni di legge risultano molto analitiche, avendo incorporato aspetti in precedenza rimessi alla normativa di attuazione delle Autorità di Vigilanza. Ne discende che i soggetti obbligati devono applicare direttamente gli obblighi di adeguata verifica come previsti dalle nuove norme di legge. Le previsioni contenute nel Regolamento IVASS n. 5 del 21 luglio 2014 si applicano nella misura in cui precisano aspetti che le nuove disposizioni di legge disciplinano in linea di continuità con quelle abrogate; ad esempio, rimangono applicabili le norme in materia di: profilatura della clientela; ambito di applicazione; acquisizione di informazioni su scopo e natura del rapporto continuativo (specie se il contraente è soggetto diverso da persona fisica) e, in ogni caso, sulle relazioni tra il cliente, l’esecutore e il beneficiario (incluse per quest’ultimo data e luogo di nascita e, per i soggetti diversi da persone fisiche, il numero d’iscrizione nel registro delle imprese o delle persone giuridiche o, in mancanza, il codice fiscale); controllo costante del rapporto; obblighi rafforzati di adeguata verifica, incluse le previsioni in materia di operatività a distanza, con l’eccezione della parte sulle persone politicamente esposte cd. “domestiche”, ormai incompatibile con la nuova disciplina di legge (1).

Fino all’entrata in vigore dei nuovi regolamenti attuativi di competenza dell’IVASS, il rispetto da parte dei soggetti obbligati delle indicazioni contenute nella presente lettera assicura la conformità con il nuovo quadro legislativo successivamente alla scadenza del periodo transitorio.

(1)  La legge ha infatti modificato la definizione di PEPs (ora contenuta nell’arti

REDDITO D’IMPRESA, DEDUCIBILI I PREMI DELLA POLIZZA CASO-MORTE

(di Davide Settembre – Quotidiano del Fisco)

La spesa per il contratto di cui è la società a beneficiare viene qualificata come costo inerente

Sono deducibili dal reddito d’impresa i premi pagati per la stipula di polizze a copertura del rischio dei pregiudizi patrimoniali derivanti dalla morte dell’amministratore. Questi costi, infatti, devono considerarsi inerenti all’attività di impresa. È in sintesi quanto affermano i giudici della Ctr Veneto con la sentenza 1183/2/16 (presidente Tenaglia, relatore Habe).

Il caso trae origine dall’impugnazione di alcuni atti di accertamento, notificati per l’indebita deduzione dei premi corrisposti a una compagnia assicurativa per una serie di polizze “caso morte a vita intera” aventi come assicurati i soci e come beneficiario la società.

I giudici di primo grado avevano respinto il ricorso, ritenendo che la polizza in questione fosse di natura finanziaria (o prevalentemente finanziaria) e non fosse, invece, finalizzata alla copertura del rischio di morte dei soci. Pertanto, secondo i giudici, le somme versate alla compagnia non potevano rientrare tra i componenti negativi di reddito. La società aveva presentato quindi appello.

I giudici di secondo grado hanno accolto il ricorso. In via preliminare, hanno evidenziato che la classificazione del contratto assicurativo in questione dipendesse dalla causa prevalente che aveva portato alla sua stipulazione. Tenuto conto di ciò, hanno ritenuto che l’accordo rientrasse tra i contratti di assicurazione sulla vita dal momento che spostava dal contraente all’assicuratore il rischio di morte dell’assicurato. In particolare, il collegio aveva ritenuto sussistenti alcuni elementi (esclusi invece dall’ufficio) che avevano portato a considerare la natura assicurativa del contratto.

Innanzitutto, l’alea del contratto che era rappresentata proprio dall’assunzione, da parte della compagnia, del rischio di morte dell’assicurato verso il pagamento dei premi. In tal modo la compagnia si era obbligata alla prestazione pattuita (al verificarsi dell’evento) e non alla restituzione di un capitale formatosi nel tempo.

Inoltre, la prestazione di fatto non risultava collegata a valori di quote di investimento, ma era predeterminata sulla scorta dei premi e della loro rivalutazione, in modo da sostituire ad un certo punto il versamento degli stessi premi. In altri termini, la prestazione nel caso esaminato non era collegata al rendimento di una qualche gestione separata e il fatto di consentire una scelta fra varie linee di investimento del “fondo premi” formato dalla compagnia non aveva attinenza nel caso in esame con la causa del contratto.

Insomma, la natura del contratto rimaneva assicurativa (e non finanziaria) anche se era previsto il diritto di riscatto e di riduzione che sono regole di legge anche per i contratti di assicurazione sulla vita (articolo 1925 del Codice civile).

Infine, i giudici hanno evidenziato che il capitale assicurato incassato dalla società alla morte dell’assicurato era stato fatto concorrere alla determinazione del reddito di impresa (come sopravvenienza attiva) e che, perciò, i premi pagati dovessero considerarsi costi inerenti all’attività di impresa e non, di certo, crediti nei confronti della compagnia assicurativa.

ASSICURAZIONE SULLA VITA E INFORTUNI: TUTTO SULLE DETRAZIONI FISCALI

La decisione di stipulare un’assicurazione Vita e Infortuni, è vista con sempre maggior favore dai nostri connazionali. Si tratta in effetti di un ottimo modo per mettere al riparo la propria famiglia da eventi traumatici che possono rapidamente portare ad un decadimento dei livelli di vita consueti. Va prima di tutto specificato che è possibile sottoscrivere anche polizze vita e infortuni separate.

 

Per quest’ultima, forse meno conosciute, vi rimandiamo a questa pagina: http://www.polizzeonline.net/polizza-infortuni. La sottoscrizione di una polizza vita e infortuni può comportare un vantaggio ulteriore, consistente nella maturazione al diritto di avere una detrazione fiscale pari al 19% della spesa sostenuta. Andiamo quindi a vedere nel dettaglio come si può fare per sfruttare questa ulteriore opportunità.

 

Le detrazioni possono apportare un beneficio rilevante

Le detrazioni, almeno per coloro che compilano la dichiarazione dei redditi, possono rivelarsi uno strumento estremamente favorevole. Tra quelle più sfruttate in assoluto, nel nostro Paese, ci sono quelle per le spese mediche, cui fanno seguito proprio le detrazioni relative ai premi assicurativi corrisposti dalle famiglie al fine di avere determinate coperture. In particolare, le detrazioni assicurative consentono di scalare dalla propria dichiarazione dei redditi il 19% del premio annuale corrisposto alla compagnia, con un tetto di spesa fissato a quota 1.291,14 euro per quanto concerne le assicurazioni riguardanti il rischio di non autosufficienza e a 530,00 nel caso delle polizze Vita e Infortuni.

 

Occorre fare alcune distinzioni

Va però sottolineato come sia necessario operare alcune distinzioni, proprio in relazione ai vari tipi di premi assicurativi. In particolare occorre operare una distinzione tra:

1) le polizze Vita ed Infortuni che sono state siglate entro l’ultimo giorno del 2000;

2) i contratti assicurativi che sono stati invece sottoscritti oppure rinnovati dal primo giorno del 2001 e quelli aventi come oggetto dell’assicurazione il rischio di morte o il caso di una invalidità permanente caratterizzata da un indice di invalidità superiore al 5% o, ancora, tale da prevedere l’impossibilità di essere autosufficienti.

Nella prima eventualità spetta appunto e senza alcun dubbio la detrazione al 19%, a patto che il contratto abbia una durata perlomeno quinquennale e non siano previsti finanziamenti nel periodo in cui il contratto sia in vigore. Il caso classico di questo tipo è la polizza assicurativa per gli infortuni in cui sia coinvolto il conducente dell’autoveicolo.

Nella seconda casistica rientrano nel diritto ad avere la detrazione del 19% soltanto i contratti in cui sia espressamente previsto il rischio di rimanere vittime di evento mortale, oppure di riportare uno stato di invalidità permanente tale da oltrepassare il 5%, oltre alla possibilità di vedere definitivamente intaccata la propria autosufficienza nell’espletamento delle semplici operazioni quotidiane.

 

La documentazione che andrebbe conservata

Naturalmente, come in tutti i casi riguardanti le detrazioni fiscali, anche per le polizze assicurative occorre rispettare una serie di prescrizioni provenienti dall’autorità fiscale, se si vuole avere il diritto al beneficio.

In particolare, la prima cosa da fare è conservare tutti i documenti che possono servire nell’espletamento del processo di accertamento e che devono essere presentati in caso di richiesta dell’amministrazione. In questa categoria rientra innanzitutto la copia della ricevuta attestante l’effettiva corresponsione del premio concordato in sede contrattuale. Non meno fondamentale è una copia del contratto stipulato con la compagnia di assicurazioni, dal quale, in particolare, si devono ricavare i seguenti dati:

1) i dati anagrafici non solo del contraente, ma anche del soggetto assicurato;

2) il tipo di contratto sottoscritto e i termini in cui decorre;

3) le somme che potrebbero rivestire una certa rilevanza a fini fiscali;

4) nel caso in cui l’oggetto sia il rischio di non autosufficienza occorre poi evidenziare la clausola di non recesso riguardante l’ente assicurativo;

5) infine nel caso delle polizze che siano state siglate oppure rinnovate entro il 31 dicembre del 2000 esiste l’obbligo di indicare in maniera chiara come la stipulazione intercorsa abbia una durata minima pari ad un quinquennio, nel corso della quale non possono essere concessi finanziamenti.

 

La legge 104

Se i casi già esaminati sono i più comuni, va però ricordata l’esistenza di un’altra categoria molto particolare, ovvero quella che fa riferimento alle persone afflitte da disabilità grave e quindi ricadenti nella sfera d’azione della legge 104, emanata nel 1992. In pratica si tratta di tutti quei soggetti che abbiano vista accertata la propria condizione di minorazione da parte di commissioni mediche istituite all’interno delle Aziende Sanitarie Locali (ASL) e che necessitino quindi di assistenza “permanente, continuativa e globale nella sfera individuale o in quella di relazione”.

Anche in questo caso le eventuali polizze sottoscritte possono godere della detrazione al 19%, ma in questo caso il tetto massimo detraibile è posizionato a quota 750 euro.