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RICHIAMO DI PRODOTTI DIFETTOSI NEL MONDO: UN FENOMENO IN AUMENTO

Una regolamentazione più severa, supply chain globali, materiali provenienti da un minor numero di fornitori e consapevolezza dei consumatori. Sono questi i principali fattori che hanno contribuito all’aumento del richiamo di prodotti, secondo un rapporto di Allianz Global Corporate & Specialty (Agcs), che sottolinea come il rischio legato ai prodotti sia oggi «uno dei pericoli più gravi per le aziende» e come l’aumento dell’esposizione al ritiro dei prodotti nel corso dell’ultimo decennio abbia portato a «un potenziale di perdite maggiori e più complesse che mai».

Sulla base dell’analisi dei risarcimenti derivanti dai richiami di prodotti, il settore automobilistico risulta il più colpito, seguito da quello del food and beverage. «I richiami di prodotti sono aumentati costantemente nell’ultimo decennio», ha commentato Christof Bentele, head of global crisis management di Agcs. «Oggi assistiamo a livelli record di attività di richiamo in termini di dimensioni e costi. Una regolamentazione più stringente e sanzioni più severe, l’aumento delle grandi multinazionali e supply chain globali complesse, la crescente consapevolezza dei consumatori, l’impatto delle pressioni economiche nella ricerca e sviluppo (R&S) e nella produzione, e persino la crescita dei social media sono solo alcuni dei fattori che hanno contribuito a questo processo».

I prodotti difettosi, sottolineano da Agcs, «non solo rappresentano un grave rischio per la sicurezza dei consumatori, ma possono anche causare un notevole danno finanziario alle imprese responsabili». Secondo l’analisi degli indennizzi del settore assicurativo di Agcs, «gli incidenti legati ai prodotti hanno causato negli ultimi cinque anni perdite in risarcimenti assicurativi per oltre 2 miliardi di dollari, rendendo questo tipo di incidente la principale causa di indennizzo da responsabilità civile».

I richiami nel settore auto rappresentano oltre il 70% del valore di tutte le perdite assicurative analizzate. Richiami dovuti a fattori quali un’ingegneria più complessa, tempi ridotti di collaudo del prodotto, esternalizzazione della R&S e crescenti pressioni sul contenimento dei costi.

Sempre secondo Agcs, i richiami di airbag difettosi, in particolare, dovrebbe portare al richiamo di circa 60-70 milioni di unità coinvolgendo almeno 19 produttori in tutto il mondo. I costi sono stati stimati intorno ai 25 miliardi di dollari.

Food and beverage è il secondo settore più colpito, pari al 16% delle perdite analizzate e con il costo medio di un richiamo significativo dei prodotti di quasi 9,5 milioni di dollari (8 milioni di euro). Gli allergeni non dichiarati (compresi gli incidenti per etichettatura errata) e gli agenti patogeni sono un problema importante, così come la contaminazione da vetro, plastica e parti metalliche. La manomissione dolosa e i casi di estorsione costituiscono una minaccia crescente, così come la crescita della “frode alimentare”, che è diventata una questione importante, con conseguenti danni alla reputazione e gravi perdite, come si è visto nello scandalo della carne equina in Europa quattro anni fa.

Il rapporto rileva anche che i prodotti provenienti dall’Asia continuano a provocare un numero sproporzionato di richiami in Usa e in Europa.

Inoltre, il rapporto individua «i nuovi elementi di richiamo che determineranno rischi e sinistri futuri, in gran parte derivanti dalle nuove tecnologie. I progressi nei test sui prodotti, come la tecnologia di sequenziamento del genoma, renderanno più facile per le autorità di regolamentazione e i produttori rintracciare in futuro i prodotti contaminati, salvando così vite umane, ma daranno luogo anche a significative attività contenziose, perché le parti responsabili possono essere identificate più facilmente».

Infine rientrano in questo discorso anche i richiami informatici, che «possono diventare una realtà crescente. Gli hacker potrebbero sabotare o contaminare un prodotto controllando i macchinari negli impianti di produzione automatizzati»(fs)

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